È possibile parlare di "arte lucana contemporanea"?
Da un punto di vista storico-artistico, in un territorio dove a lungo ha prevalso l'espressione poetica come linguaggio artistico principale, dove la realizzazione di un'opera letteraria era un pretesto, se non addirittura un giustificativo per la creazione artistica, l'arte ha sempre giocato un ruolo secondario, se non marginale. Per buona parte del secolo scorso, "fare l'artista" (salvo rare eccezioni) era a lungo considerata una vocazione più che una professione.
Eppure, la Basilicata può fregiarsi di molti nomi che hanno reso celebre il nostro territorio, come Luigi Guerricchio, Antonio Masini, Italo Squitieri, Maria Padula, solo per citarne alcuni, che seppur in modi, tempi e con linguaggi differenti, hanno creato qualcosa di unico: un dialogo costante con la storia lucana e le sue tradizioni. È dunque possibile affermare che l'arte lucana, intesa come arte prodotta in Basilicata o riferita al territorio, è stata creata proprio da quelle personalità sensibili che hanno prodotto opere artistiche, magari proprio per rispondere a quella "vocazione" di cui si parlava prima.
Grazie a questa "vocazione". , i temi al centro degli interessi di buona parte degli artisti del secolo scorso riguardano proprio il rapporto dell'artista con la madre-terra lucana; la vita contadina, vissuta in prima o in terza persona; i centri abitati rurali, il loro sviluppo e la loro decadenza. Per gli artisti, l'amore per la propria terra è sempre stato forte e al tempo stesso fondamentale per la propria arte.
La pittura lucana è soggiogata da questo sentimento al punto da renderlo uno dei temi principali per quasi tutto il Novecento.
E questo è decisamente singolare. Anche perché. prescinde dalla formazione degli artisti, dalle relazioni intessute tra loro e le possibili influenze stilistiche; prescinde persino dalle origini geografiche: un amore, quello per la Basilicata, viscerale e materno, contagioso per coloro che non sono nati lucani, ma lo sono diventati.
Occorre sempre ricordare che tutto quello che è non è mai scollegato da quello che è stato.
Ed è bene anche ricordare che ogni esperienza artistica è preceduta da una profonda fase di interiorizzazione del proprio vissuto, anche passivo, e di successiva rielaborazione.
Ciò è vero soprattutto quando si parla di linguaggi artistici provenienti dall'esterno, quando si leggono le caratteristiche territoriali utilizzando strumenti provenienti dall'esterno. Tale lettura, però, necessita di una profondità d'animo non comune, di una conoscenza della materia profonda e, perché no, anche di una certa sensibilità, da intendersi come capacità di andare oltre alla realtà sensibile per cogliere l'essenza delle cose.
Pertanto, possiamo dire che l'artecontemporanea, anche quella lucana, si dedica "all'altro visibile esterno" (per citare vagamente J. L. Nancy). Dunque, non c'è da stupirsi di quanto abbia accolto con fervore ed entusiasmo il ritorno della. Biennale Internazionale d'Arte di Potenza, un contenitore culturale pronto ad accogliere le esperienze di artisti provenienti da ogni dove, il cui obiettivo è la ricerca di un dialogo internazionale e la costruzione di una nuova realtà artistica da tutelare e promuovere, guardando al futuro facendo tesoro del passato.
Attraverso la sinergia di più operatori, coordinati dalle sapienti mani del maestro ARPA (acronimo di Andreolo Raimondo Pompeo Antonio) in qualità artista e di Presidente della Lucania Art Commission, è. stato possibile dimostrare come il nostro territorio sia ancora in grado di raccontare e donare tanto, di rielaborare e trasmettere.
Ed è proprio ARPA , maestro a cui va la mia profonda stima, la persona più adatta a ricoprire il ruolo di regista di questa meravigliosa esperienza, capace com'è di fondere in opere uniche dal. vivace cromatismo, profonde ma con elementi fanciulleschi apparentemente semplici, linguaggi ricercati provenienti da esperienze maturate in luoghi fisici "esterni" e luoghi intimi.
La Biennale Internazionale d'Arte di Potenza offre una grande opportunità, che in sé racchiude anche una grande sfida: segnare un nuovo punto di partenza per connettere arte e internazionalità su una base a vocazione fortemente territoriale, nella speranza che siano numerosi gli artisti che abbiano in sé la sensibilità e la tenacia di proseguire questa esperienza.
Prof.ssa Ilaria Caprara - Storica dell'Arte e docente di Lingua e Letteratura italiana